ELIPHAS LEVI E IL DOGMA DELL’ALTA MAGIA


Nei secoli l’esoterismo ha costituito un’intricata rete di relazioni con l’arte, la letteratura e il folklore di tutti i popoli. Ci sono stati molti personaggi che sono stati pionieri di un pensiero alternativo, in grado di smuovere le coscienze e avvicinare l’uomo a una realtà non percepibile con i sensi ordinari ma non per questo meno veritiera; figure che hanno lasciato un segno indelebile, utile all’evoluzione e alla riconsiderazione di materie spesso denigrate o viste con diffidenza. Uno di questi autori fu sicuramente Eliphas Levi. Alphonse Louis Constant, questo il suo vero nome, prima ancora di diventare famoso al mondo con il suo pseudonimo, fu una mente temeraria, inquieta, sempre alla costante ricerca della verità, tanto difficile da trovare in quanto nascosta dietro alle maschere dei potenti e delle istituzioni. Di formazione prettamente cattolica, grazie ai suoi studi da seminarista, conosceva perfettamente il latino, il greco e l’ebraico. Era uno studioso attento e astuto e, proprio per questo, preferì l’amore per una ragazza piuttosto che votarsi come sacerdote. Abbandonato il suo incarico da diacono, Constant si avvicinò alla Massoneria e restò sempre più affascinato dalle scienze occulte. La sua fu una ricerca dapprima votata alla riscoperta della storia della magia. Fu infatti uno dei pochi autori che analizzarono il pensiero magico dal punto di vista storico e antropologico. Al contempo si dedicò all’aspetto filosofico delle dottrine ermetiche fino ad arrivare alla sperimentazione pratica. Nel 1853 uno dei suoi maestri, il filosofo ed esperto di Cabala Höene Wronski, gli impose il nome ebraico Eliphas Levi. Con questo pseudonimo vennero firmati i testi che oggi sono considerati capisaldi della letteratura esoterica: Dogme et rituel de la Haute Magie (1855), Histoire de la Magie (1860) La Clèf des Grands Mystères (1861). Esistono poi tutta una serie di pubblicazioni postume che hanno caratterizzato il revival di fine Ottocento di magia e occultismo: La Science des Esprits (1894), Le Grand Arcane (1898), Paradoxes de la Science Supreme (1925). Tutte opere dal valore immenso, dalle quali traspare il senso profondo delle arti magiche e dell’interazione dell’uomo con le forze sconosciute e misteriose dell’universo.


IL CONCETTO DI MAGIA


Lèvi fu il primo ad esprimere un concetto di “magia” analizzato da un punto di vista più psicanalitico, pensiero che venne poi approfondito e portato avanti dagli occultisti che vennero dopo di lui. L’autore non riuscì mai a liberarsi completamente dal suo retaggio cattolico, cosa molto evidente anche nelle parti dei suoi testi nei quali si passa dalla teoria alla pratica. Doveva quindi trovare un modo di far collimare l’insegnamento ricevuto, completamente in antitesi con la magia, e la sua vocazione da occultista. Se la magia è forma di comando, controllo e dominio di forze che si possono definire sconosciute e soprannaturali da parte dell’uomo, è opportuno chiarire in cosa consistono queste forze. La letteratura esoterica è piena di testi (specialmente i grimori tardo medievali e rinascimentali dei quali abbiamo parlato in un altro numero di Mistero) che cercano di dare un volto, una gerarchia, un nome e delle precise funzioni a queste entità che la tradizione chiama “demoni”. Ebbene, alla luce del pensiero del Levi e di altri occultisti che studiarono la sua opera (come Aleister Crowley o Arthur Edward Whaite), per “demoni” non si deve intendere “diavoli”. Queste entità sono invece assimilabili al concetto di dáimōn della cultura religiosa e della filosofia greca, ovvero esseri che si pongono a metà strada tra il divino e l’umano e che hanno la capacità di mettere in connessione questi due mondi. Cosa si intende per realtà divina? L’inconscio dell’uomo, la sua parte più vera, profonda e nascosta. I demoni sono quindi visti tradizionalmente come abitanti degli inferi, ovvero, simbolicamente parlando, della parte più profonda dell’animo umano. L’occultista entra in comunicazione con quello che Levi definisce “piano astrale”. In Questo universo soggettivo egli incontra esseri oggettivi e ne “riveste” le fattezze nel modo a lui più congeniale.


I rituali di evocazione, in magia, altro non sarebbero che dei procedimenti atti a mettere la mente in condizioni di accedere a questa conoscenza attraverso la potenza del rito e di tutti gli elementi simbolici che lo compongono (il cerchio magico, gli strumenti, le fumigazioni di incenso, la vibrazione di nomi barbari di potere). Ecco allora che i demoni, i geni o le entità, diventano una manifestazione oggettiva dell’inconscio di chi li evoca a seconda dei loro compiti e delle loro caratteristiche. L’occultista riceve benessere, potere, insegnamenti e, se il suo viaggio cosmico è guidato da saggezza ed equilibrio, la padronanza che egli avrà sulle forze occulte con le quali stabilisce un rapporto, sarà totale e pari a quella che un virtuoso ha nei confronti del suo strumento. Supponiamo che la tradizione voglia che il demone Astaroth abbia il potere di distruggere i nemici. Attraverso la sua evocazione, il mago può acquisire questa capacità, ovvero trovare la forza per contrastare e difendersi da qualcuno che gli sta facendo del male. Lo stesso vale per tutti gli altri compiti che a queste entità sono designati. Lo stesso Levi affermava: “È una fatica di Ercole mascherata da un gioco per bambini”.

Le forze occulte descritte nei vari grimori, sono tradizionalmente rappresentate da vari Pantheon di incerta estrazione; la cosa certa riguarda la loro onnipresenza e antichità, che ne anno la manifestazione più coerente nel corso dei secoli. Gli antichi Dei sono stati, in un modo o nell’altro, “interpretati” a seconda delle loro caratteristiche e identificati successivamente come “demoni”.


IL NUCTEMERON E L’EVOCAZIONE DI APOLONNIO DI TIANA


Nel suo Dogma e Rituale dell’alta Magia, pubblicato per la prima volta nel 1855, Eliphas Levi racconta di un episodio molto particolare che segnò profondamente la sua coscienza. Si tratta dell’unico resoconto che l’autore ci ha lasciato riguardante la sua sperimentazione pratica. Levi narra che nella primavera del 1854 si recò a Londra per dedicarsi completamente ai suoi studi esoterici. Subito venne sommerso di lettere da parte di adepti e seguaci della magia che chiedevano lui frivole dimostrazioni come eventi prodigiosi, incantesimi o miracoli. Questo lasciò molto deluso e scoraggiato Levi, il quale constatò come molte persone che si definivano occultisti in realtà fossero ancora lontani dalla reale comprensione del vero significato della magia. Un giorno però uno di queste lettere attirò particolarmente la sua attenzione. Levi trovò infatti nel suo soggiorno un foglio, tagliato in due, sul quale era riconoscibile il disegno di metà del “Sigillo di Salomone”, simbolo esoterico molto potente e utilizzato in ritualistica. Il foglio era accompagnato da un biglietto sul quale c’era scritto “"Domani alle tre in punto, davanti all’Abbazia di Westminster l'altra metà di questa carta ti sarà presentata”. Levi, incuriosito, il giorno seguente si recò all’appuntamento al quale si presentò una signora vestita di nero che viaggiava a bordo di una carrozza. Una volta salito a bordo ella mostrò a Levi l’altra metà del biglietto e rivolese a lui queste parole: "So che la legge della segretezza è molto rigorosa tra gli adepti, un amico di Sir Bulwer Lytton, che ti ha visto, sa che gli esperimenti ti sono stati richiesti e che tu hai rifiutato di soddisfare la loro curiosità. Forse non hai gli strumenti necessari: desidero mostrarti un completo armamentario magico, ma ti chiedo in anticipo la segretezza più inviolabile. Se non ti dai questa promessa onore, ordinerò al cocchiere di ricondurti a casa tua”. Levi le promise fedeltà e la misteriosa signora, dopo aver intrattenuto con lui significative conversazioni sulle conoscenze occulte, gli mostrò un arsenale magico fatto di libri rari e strumenti magici. Eliphas, una volta consolidata la loro amicizia, decise di tentare a casa della donna l’esperimento di una completa evocazione, alla quale si preparò per ventuno giorni, osservando scrupolosamente le pratiche indicate nel 24 ° capitolo del Rituale.

Era il 24 Luglio quando Eliphas Levi si accinse alla cerimonia di evocazione dello spirito di Apollonio di Tiana, filosofo greco vissuto nel I secolo d.C., considerato un potente mago.


Lo stesso Levi Racconta: “Ero vestito con una veste bianca, qualcosa di simile a quelle usate dai nostri sacerdoti cattolici, ma più lunga. Indossavo sul capo una corona di foglie di verbena intrecciate in una catena d'oro. In una mano tenevo la spada e nell’altra il Rituale. Accesi i due fuochi con la sostanza richiesta e, una volta preparata, cominciai le invocazioni del Rituale, dapprima a bassa voce poi più forte. Il fumo si sparse, la fiamma tremolò, l’incenso si levò bianco e lento dall'altare di marmo. Mi sembrava di aver percepito un leggero shock, come una scossa di terremoto: le mie orecchie risuonavano e il mio cuore batteva rapidamente. Ho aggiunto alcuni ramoscelli e profumi al braciere e, quando la fiamma si alzò, vidi distintamente, davanti all'altare, una figura umana, più grande del normale, che si compose e subito si dissolse. Ricominciai le evocazioni e mi misi in un cerchio che avevo tracciato prima della cerimonia tra l'altare e il treppiede.

Dietro all’altare si sviluppò a quel punto una figura biancastra che, ingrandendosi, si avvicinava poco a poco. Chiamai tre volte Apollonio, chiudendo gli occhi. Quando li riaprii un uomo era davanti a me, completamente avvolto in un sudario grigio. Il suo volto era magro, triste, senza barba, molto lontano dall’idea che mi ero fatto del sommo filosofo. Provavo una sensazione di gelo anomalo e quando aprii la bocca per interrogare il fantasma mi fu impossibile articolare un suono. Allora posai la mano sul segno del Pentagramma, dirigendo verso di lui la punta della spada e comandandogli, per le virtù di quel simbolo sacro, di non spaventarmi ma obbedire. A quel punto la sua forma divenne confusa e improvvisamente scomparve. Gli comandai di riapparire e sentii una presenza passare vicino a me, come un respiro. Il mio braccio si irrigidì all'istante fino alla spalla. Compresi allora che la spada offendeva lo spirito e la piantai nel cerchio vicino a me. La figura umana riapparve, ma sentii una tale debolezza nelle mie membra che un esaurimento improvviso mi afferrò. Feci un paio di passi per sedermi. Non appena fui sulla sedia, caddi in un sonno profondo, accompagnato da sogni, dei quali, tornando desto, avevo solo un vago e confuso ricordo. Per diversi giorni il mio braccio rimase rigido e doloroso”.


Levi continua il suo racconto affermando che, alle domande che lui pose alla manifestazione spiritica, l’entità rispose con una sorta di telepatia. Il mago poteva sentire la voce dello spirito nella sua mente. Riguardo questa esperienza Levi afferma di aver vissuto qualcosa di inesplicabile e di non essere più lo stesso uomo.

Andrea Pellegrino

(articolo pubblicato su Mistero Magazine)

PER APPROFONDIRE:

IL LIBRO ROSSO – magismo, ermetismo e filosofia ermetica”.

Eliphas Levi; Hotnensius Flamel

Nuova edizione commentata e ampliata da Andrea Pellegrino

Un capolavoro della letteratura esoterica è tornato in vita. Eliphas Levi fu uno dei pochi autori che analizzarono il pensiero magico dal punto di vista storico e antropologico, per tracciare una vera e propria storia della magia. Al contempo si dedicò all'aspetto filosofico delle dottrine ermetiche, trasmettendo agli iniziati opere dal valore immenso, dalle quali traspare il senso profondo delle arti magiche e dell’interazione dell’uomo con le forze sconosciute e misteriose dell’Universo. "Il Libro Rosso", commentato e curato dallo storico dell’esoterismo Andrea Pellegrino, parte da un testo apparso per la prima volta a Parigi nel 1841, scritto da un esoterista che si firmava come Ortensio Flamel, la cui vera identità ha scatenato non poche congetture. Alcuni autori, come Arthur Edward Waite, attribuirono questo alias allo stesso Levi, cosa molto improbabile. È infatti più plausibile che, dietro a questo pseudonimo, si nascondesse il massone Jean-Marie Ragon, oppure lo scrittore Jean Baptiste Pitois, amico dello stesso Levi.Nel Libro Rosso, che nella sua versione originale è scomparso dal mercato da diversi decenni e del quale esistono solo due esemplari censiti, Flamel ha tracciato un piccolo compendio di scienze occulte alla luce della filosofia di Levi, inserendovi una sua selezione di “segreti ammirevoli”.Pellegrino commenta il testo ampliandolo e inserendovi: i concetti fondamentali del Dogma e rituale dell’alta magia, le biografie dei principali maestri dell'occulto, le lettere di Levi al Barone Spedalieri (sublimi esempi di insegnamento cabalistico), i precetti per giungere alla completa comprensione del Grande Arcano, le istruzioni di Levi per l'evocazione degli spiriti, talismani e pentacoli.Il tutto accompagnato da un apparato iconografico spettacolare. Il risultato è un testo potente, che spiega gli insegnamenti più segreti della magia e dell’occultismo, attraverso le parole di colui che influenzò tutta la letteratura esoterica almeno fino alla metà del Novecento.






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